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Il Covid-19 potrebbe interessare anche il fegato

È quanto emerge da un piccolo studio cinese, secondo il quale il 54% dei pazienti con coronavirus sviluppa anomalie al fegato durante la progressione della malattia. Per gli esperti, i pazienti con condizioni epatiche preesistenti potrebbero essere più sensibili alla Sars-CoV-2 e dovrebbero essere monitorati più attentamente

Secondo un piccolo studio condotto in Cina, ben il 54% dei pazienti con Covid-19 sviluppa anomalie degli enzimi epatici durante la progressione della malattia. L’insufficienza epatica è stata segnalata fino nel 60% dei pazienti con sindrome respiratoria acuta grave (Sars) e in pazienti con infezione da coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (Mers). Entrambi condividono la somiglianza della sequenza genomica con il coronavirus Sars2 (Sars-CoV-2), che è responsabile di Covid-19.

Lo studio
Fu-Sheng Wang
e colleghi del Centro nazionale di ricerca clinica per le malattie infettive di Pechino hanno utilizzato i dati di sette casi di studio e del Fifth Medical Centerr of Pls General Hospital di Pechino per valutare in che modo il Covid-19 interessa il fegato. Complessivamente, tra il 2 e l’11% dei pazienti con Covid-19 ha presentato anomalie epatiche e tra il 14 e il 53% dei casi di Covid-19 ha avuto livelli anormali di alanina aminotransferasi e aspartato aminotransferasi durante la progressione della malattia.

I pazienti con Covid-19 grave sembravano avere tassi di disfunzione epatica più alti e i pazienti sintomatici hanno avuto maggiori probabilità di avere enzimi epatici elevati rispetto ai pazienti con malattia subclinica. La gamma glutamil transferasi, un biomarcatore diagnostico per la lesione dei colangiociti, è stata elevata nel 54% dei pazienti Covid-19 ricoverati al Fifth Medical Center, mentre solo un paziente (l’1,8%) ha avuto livelli elevati di fosfatasi alcalina.
Altrove, l’analisi patologica del tessuto epatico di un paziente deceduto per Covid-19 non ha trovato inclusioni virali nel fegato. La malattia epatica cronica colpisce circa 300 milioni di persone in Cina, ma finora l’interazione tra malattia epatica esistente e Covid-19 non è stata studiata.

“Considerando il loro stato immuno-compromesso, sono necessari una sorveglianza più intensa o approcci terapeutici personalizzati per i pazienti gravi con Covid-19 con condizioni preesistenti come malattie epatiche avanzate, specialmente nei pazienti più anziani con altre comorbilità – hanno concluso gli autori – Le ricerche future dovrebbero concentrarsi sulle cause di danno epatico in Covid-19 e sull’effetto delle comorbidità epatiche esistenti sul trattamento e sull’esito di Covid-19”.

Fonte: quotidianosanita.it

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