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Scoperta la via del virus: possibili nuove strategie per curare l’epatite B

Nature ha pubblicato uno studio che ha portato all’identificazione della struttura tridimensionale e del funzionamento del trasportatore NTCP (Na+-taurocholate co-transporting polypeptide). Il trasportatore si trova sulla membrana delle cellule epatiche. È responsabile del trasporto dei sali biliari all’interno delle cellule del fegato, ma è anche sfruttato da alcuni virus dell’epatite per infettare l’organo.

Hanno condotto lo studio ricercatori del Centre national de la recherche scientifique (CNRS), dell’lstituto Pasteur di Parigi, dell’Istituto fiammingo di Biotecnologia e della Libera Università di Bruxelles. L’unione di numerose competenze ha permesso di svelare la struttura del trasportatore. Finora, infatti, lo studio era complicato da limitazioni tecniche che impedivano di rilevare i dettagli funzionali della proteina. La migliore comprensione del funzionamento di NTCP potrebbe portare da un lato allo sviluppo di trattamenti mirati specificamente al fegato e dall’altro alla lotta contro l’epatite.  

Come entrano i virus dell’epatite nelle cellule 

La proteina NTCP è in grado di adottare due conformazioni: una prima in cui la proteina apre un ampio portale di ingresso per i sali biliari, a cui possono attaccarsi i virus dell’epatite B e D; una seconda configurazione, detta “chiusa”, che è ripiegata in modo tale da impedire l’accesso da parte di virus. Probabilmente il poro è aperto verso lo spazio extracellulare in presenza di sali biliari e sodio, per legare tali molecole che poi trasporta. Mentre, il recettore si richiude al momento del rilascio all’interno della cellula delle molecole che ha trasportato.

La prima forma di NTCP è sorprendente perché nessuna proteina trasportatrice finora nota è in grado di aprire un poro così ampio. Ma la seconda conformazione è la più promettente per la lotta all’epatite, dato che potrebbe essere sfruttata per sviluppare molecole in grado di impedire l’infezione da parte dei virus per l’epatite B e D.

Le molecole che stabilizzano la conformazione più chiusa del trasportatore hanno un potenziale terapeutico in quanto inibiscono l’ingresso del virus nelle cellule. Tali farmaci potrebbero costituire trattamenti alternativi o sinergici rispetto agli anticorpi neutralizzanti già usati contro il virus o ai lipopeptidi, che già mimano il recettore del virus bloccando il sito di accesso. I ricercatori sono giunti alle conclusioni circa le conformazioni assunte da NTCP usando la microscopia crioelettronica.

In combinazione con tale tecnica hanno sfruttato piccoli anticorpi, noti con il nome di nanobodies, per rivelare le transizioni conformazionali che sono la chiave del ciclo di trasporto di NTCP. È stato necessario introdurre i nanobodies perché NTCP pesa solo 38 kilodalton (Kda), mentre la criomicroscopia elettronica funziona solo per molecole che pesano più di 50 KDa. Occorreva quindi aumentare le dimensioni e stabilizzare la proteina durante i cambi conformazionali dovuti alla sua funzione di trasporto.  

Le diverse forme di epatite 

Le epatiti sono tra le più frequenti forme di malattie acute e croniche del fegato e possono essere mortali. Esistono cinque forme diverse di epatite causate da cinque differenti virus epatospecifici: l’epatite A, B, C, D o Delta ed E. Le epatiti più comuni sono quelle A ed E, entrambe dovute alla contaminazione del cibo o dell’acqua con materiale fecale. Le epatiti B, C e D si trasmettono attraverso strumenti contaminati da sangue infetto, durante i rapporti sessuali oppure al momento del parto se la madre è infetta. L’epatite B insieme alla C è una delle principali cause di malattie croniche a carico del fegato. Nel mondo, secondo i dati dell’OMS, sono 290 milioni le persone con infezione da epatite B e 820 mila i morti ogni anno.

Di epatite C, invece, soffrono 58 milioni di persone nel mondo e la malattia causa 300 mila morti all’anno. I decessi sono dovuti soprattutto a cirrosi e carcinoma epatocellulare, la principale forma di tumore che colpisce il fegato. Quindi l’epatite uccide a causa delle malattie croniche che provoca.  

Come si combattono oggi epatite C e B 

Uno dei principali ostacoli all’eliminazione di questa patologia è il gran numero di persone che vivono per anni con l’epatite, inconsapevoli di esserne affette. Nel caso dell’epatite C è stato avviato un programma di screening per individuare precocemente la malattia nella popolazione. Infatti, l’epatite C oggi può essere curata con successo.

Per quanto riguarda l’epatite B, non esistono ancora trattamenti specifici per curare le forme acute di epatite B. Esistono medicinali, tra cui gli antivirali, per trattare l’infezione cronica. Ci sono anche anticorpi terapeutici che sono in via di ottimizzazione. Il trattamento dell’epatite cronica può rallentare la progressione della cirrosi, ridurre l’incidenza del cancro del fegato e migliorare la sopravvivenza a lungo termine. Per l’epatite B il modo migliore per ostacolare la diffusione della malattia è la prevenzione e oggi esistono vaccini sicuri e efficaci.


Fonte: aboutpharma.com 


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