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Come prevenire l’obesità e quali rischi comporta per il fegato

Si tratta di una forma sempre più diffusa, generata dall’eccessivo accumulo di grasso corporeo. Stiamo parlando dell’obesità, una condizione in costante aumento non solo nei Paesi occidentali, ma anche in quelli a basso e medio reddito. 

A livello sanitario rappresenta uno dei principali problemi nel mondo, con l’OMS che da tempo è impegnata in campagne volte a contrastare soprattutto quella infantile. È possibile agire in tempo per evitare possibili complicazioni? La risposta è sì, prevenire l’obesità si può, in particolare se non dipende da una specifica patologia.

Agire in tal senso è importante anche perché, a lungo andare, a questa condizione potrebbero aggiungersene altre, come diabete di tipo 2, complicazioni a livello cardiovascolare, asma e compromissioni che possono sfociare anche in ambito psicologico e sociale. Ma non solo.

Mandare fuori controllo il proprio peso può avere serie ripercussioni anche sul fegato, con lo sviluppo di malattie epatiche gravi che possono portare anche a tumore. Questo avviene, nella maggior parte dei casi, quando all’obesità si aggiunge il diabete.

Per prevenire l’obesità è necessario adottare stili di vita sani, a tavola e fuori. Seguire un’alimentazione corretta è importante per tenere lontane diverse patologie (molte delle quali incidono proprio sul fegato), ma deve essere accompagnata da un’attività fisica adeguata. In questo modo diventerà più facile controllare il proprio peso ed evitare che superi i livelli di rischio.

Obesità e sovrappeso, infatti, sono condizioni associate a morte prematura e ormai universalmente riconosciute come fattori di rischio per le principali malattie croniche. Un problema particolarmente grave è quello dell’obesità tra bambini e adolescenti, esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta, ma anche disturbi dell’apparato digerente e di carattere psicologico.

Inoltre, chi è obeso in età infantile lo è spesso anche da adulto, con conseguente predisposizione allo sviluppo precoce di fattori di rischio di natura cardiovascolare e di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

Fonte: epateam.org

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